Dal 7 luglio 2026 è scattata la seconda fase del Regolamento Generale sulla Sicurezza dell’Unione Europea (GSR). Non è l’ennesimo annuncio normativo da ignorare: per chi lavora ogni giorno su carrozzeria, assetto e diagnosi, cambia il modo in cui si interviene su gran parte delle auto che entrano in officina.
Cosa prevede davvero la normativa
Dal 7 luglio 2026 tutte le nuove immatricolazioni di auto e veicoli commerciali leggeri devono montare di serie un nuovo pacchetto di sistemi ADAS: frenata automatica d’emergenza capace di riconoscere pedoni e ciclisti, sistema di avviso della distrazione del conducente (ADDW), ed estensione del mantenimento attivo di corsia. A questi si aggiunge, dal 1° gennaio 2026, l’obbligo del Next Generation eCall su tutte le nuove M1 e N1 fino a 3,5 tonnellate.
Un punto va chiarito subito, perché genera confusione tra i clienti: la normativa riguarda i veicoli di nuova immatricolazione, non impone l’adeguamento delle auto già circolanti. Nessuno obbliga un cliente a installare ADAS sulla sua auto del 2019.
Perché riguarda comunque la tua officina, oggi
Il punto non è l’obbligo di installazione. Il punto è che il parco auto con ADAS di serie sta crescendo mese dopo mese, e ogni volta che quelle auto entrano in officina per un intervento apparentemente estraneo — sostituzione del parabrezza, riparazione di carrozzeria, un semplice assetto ruote — il sistema ADAS può richiedere una ricalibrazione per tornare a funzionare correttamente.
Tradotto in pratica: la calibrazione ADAS sta passando da “caso raro che capita ogni tanto” a operazione di routine che si ripete ogni settimana, anche per chi non si è mai considerato un centro specializzato ADAS.
Il cambiamento più concreto: la revisione
La novità che avrà l’impatto più immediato sul lavoro quotidiano riguarda i controlli in revisione. Non basterà più che il sistema ADAS sia semplicemente presente sul veicolo: dovrà risultare funzionante, correttamente calibrato e privo di anomalie software. Un sensore disattivato, una telecamera fuori asse o anche solo una spia ADAS accesa possono determinare l’esito negativo della revisione.
Questo significa una cosa molto concreta per chi ripara: se tocchi un componente collegato agli ADAS e non verifichi la calibrazione, il cliente rischia di bocciare la revisione — e la responsabilità di quell’intervento ricade sull’officina che lo ha eseguito. Ne abbiamo parlato nel dettaglio nel nostro approfondimento su chi paga quando l’ADAS non è calibrato correttamente.
Cosa cambia per chi non è (ancora) attrezzato
Le officine si trovano davanti a una scelta pratica, non più rimandabile:
- Attrezzarsi internamente per diagnosi e calibrazione ADAS, con gli investimenti e la formazione che comporta
- Esternalizzare la calibrazione a un centro specializzato, mantenendo però il controllo diagnostico su quando è necessaria
La seconda opzione, nel breve periodo, sembra più economica. Ma comporta un problema che molte officine sottovalutano: se non sai riconoscere quando un intervento richiede calibrazione, rischi di consegnare l’auto al cliente con un sistema di sicurezza non tarato — senza nemmeno saperlo. La diagnosi preliminare resta comunque un lavoro dell’officina che effettua la riparazione, non del centro di calibrazione esterno.
Un’opportunità, non solo un costo
Le officine che si attrezzano oggi con strumenti di diagnosi aggiornati come TEXA IDC6 non stanno solo rincorrendo un obbligo normativo: stanno costruendo un vantaggio competitivo su chi rimanda. Il parco auto con ADAS continuerà a crescere ogni mese; chi oggi non è in grado di gestire una calibrazione perderà progressivamente lavoro verso chi lo è. Abbiamo scritto un confronto dettagliato su cosa serve davvero per lavorare su queste vetture in TEXA IDC6 vs scanner generico.
Cosa fare da subito
- Verifica su quali modelli del tuo parco clienti abituale sono già presenti sistemi ADAS di serie (probabilmente più di quanto pensi, considerando anche i modelli 2022-2023 in circolazione — vedi le nostre schede tecniche Stellantis e quelle su BMW, Audi e Volkswagen)
- Introduci un controllo di prassi: ogni volta che intervieni su carrozzeria, parabrezza o assetto, verifica se è richiesta una calibrazione ADAS secondo le indicazioni del costruttore
- Documenta ogni intervento di calibrazione: in caso di contestazione, è la prova che il lavoro è stato fatto a regola d’arte
Vuoi capire se la tua officina è pronta per gestire le calibrazioni ADAS in autonomia? Contattaci per una valutazione degli strumenti più adatti al tuo parco clienti.


